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I (falsi) miti della Fattura Elettronica per la PA

Come ormai quasi tutti gli operatori economici sanno, la Legge 244/2007, modificata dal Decreto Legislativo 201 del 2011, ha istituito l’obbligo di fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione (articolo 1, commi 209-214). Per ora questo obbligo riguarda solo una parte della PA (incluse le Scuole), ma dal 15 Marzo del 2015 sarà esteso a tutte le Amministrazioni.

Come spesso accade in Italia, nonostante la scadenza sia stata resa nota con largo anticipo, si è scatenata la sindrome del “…e ora come devo fare?” condita dalle solite mirabolanti offerte del tipo “affidati a noi che per qualche euro ti risolviamo il problema”.

Ma è davvero così difficile emettere fatture elettroniche? Assolutamente no, basta un briciolo di buona volontà. Quindi cominciamo a sfatare qualche (falso) mito…

Mito n.ro 1: La Fattura Elettronica è complicata

Sbagliato. La Fattura Elettronica è una novità e, come tutte le novità all’inizio può spaventare. In realtà è una normativa semplice e abbastanza lineare che comporta anche una serie non trascurabile di vantaggi. Ma cosa prevede la Legge?

  • dal 6 Giugno 2014 alcune Amministrazioni Statali non potranno più accettare fatture in formato cartaceo ma solo elettronico
  • la Fattura, perciò, deve essere prodotta in un formato standard le cui specifiche sono descritte sul sito che l’Agenzia delle Entrate ha messo on line per aiutare l’operatore economico (Fattura PA)
  • questo formato standard (chiamato XLM) non è che una struttura in cui vengono inserite le informazioni che riguardano la Fattura: quindi, al posto del foglio stampato, si invia un File
  • il File è in formato testo (quindi leggibile praticamente da qualsiasi programma, compreso il Blocco Note, WordPad o Word)
  • il File va Firmato elettronicamente  dall’emittente (Come firmare la Fattura) e poi inviato all’Amministrazione Centrale tramite un Servizio di Interscambio (SDI)
  • l’invio può essere eseguito in alcuni modi diversi: quello più semplice è la posta elettronica certificata (Inviare la Fattura Elettronica)
  • dopo l’invio, SDI può segnalare un errore (nel qual caso il Fornitore deve correggere ed inviare di nuovo il documento) oppure fornire una ricevuta
  • stop

dov’è la complicazione?

  • Per la generazione del file XLM si può usare un qualsiasi programma predisposto (compreso il nostro GRATUITO NewS Fattura PA)
  • il dispositivo di Firma è già nella disponibilità di tutte le SRL e della maggior parte delle Aziende: in mancanza si può richiedere, ad es, alla Camera di Commercio oppure a uno dei tanti Certificatori abilitati
  • la PEC (Posta Elettronica Certificata) è già obbligatoria per tutti gli operatori economici

Quindi emettere una Fattura Elettronica per la Pubblica Amministrazione è semplice e si ha l’immediato vantaggio di avere una Ricevuta di presentazione inviata da SDI, dalla cui data partono i famosi sessanta giorni che la PA ha per pagare i debiti.

Mito Nr.o 2: ma poi bisogna conservarla “elettronicamente”

… e questa è la carta che molti “venditori di fumo” si giocano alla grande. Si perché ormai sul Web pullulano le “offerte” di “emissione più conservazione” della Fattura PA a costi che rasentano la truffa. Ma vediamo le norme in vigore:

  • la legge dice che le Fatture Elettroniche (quindi anche quelle emesse verso la PA) devono essere conservate “elettronicamente”
  • la conservazione elettronica dei documenti fiscali è disciplinata dal Decreto del Ministero delle Finanze del 17 Giugno 2014 (Documento Pdf)
  • uno dei sistemi idonei alla conservazione dei i documenti fiscali in formato elettronico è l’apposizione della Firma Digitale e di una Marca Temporale
  • i termini per l’apposizione della Marca e della Firma scadono 90 gg dopo i termini di presentazione della Dichiarazione dei Redditi dell’anno di riferimento dei documenti (Art 2 comma 1 del Decreto)
  • quindi per le Fatture emesse nel 2014 il termine scade al 31 Dicembre 2015: non è un po’ presto per preoccuparsi?

Posto che le attuali regole di conservazione elettronica dei documenti non sono affatto complicate, riteniamo plausibile che l’Amministrazione le renda ancora più semplici con il diffondersi dei sistemi di interscambio dei documenti contabili fiscali (e non) anche tra le Aziende. Infatti a chi non piacerebbe ricevere un piccolo file che, con un semplice click del mouse aggiorna la Contabilità, il Registro degli Acquisti, le Scadenze Passive, gli Estratti conto e carica il Magazzino con la merce ricevuta?

Inoltre queste offerte di “emissione più conservazione” delegano in pratica a terzi tutta la gestione della Fatturazione verso la PA, compresa, appunto la conservazione del documento. Questo significa che, in caso di verifica, il Documento non risiede più sui PC dell’Azienda ma presso il Delegato. Io, prima di sottoscrivere questo tipo di contratti, mi farei qualche domanda:

  • se il Delegato chiude bottega (di questi tempi può succedere…) che fine fanno le nostre Fatture?
  • se il giorno della verifica fiscale non abbiamo, per qualsiasi motivo, la disponibilità la connessione Internet come faremo ad esibire i documenti?
  • se avessimo un contenzioso con il Delegato (per qualsiasi motivo), lo stesso può rifiutarsi di esibire i documenti?
  • nel caso volessimo cambiare, supponiamo dopo un anno, il Delegato alla conservazione come si fa a rientrare in possesso della nostra documentazione?

Potremmo continuare all’infinito: personalmente non affiderei a terzi la gestione dei miei documenti fiscali, meno che mai ad Aziende che operano attraverso siti web.

In un prossimo articolo esamineremo le modalità di conservazione dei documenti elettronici ai fini fiscali dimostrando che non c’è assolutamente nulla di complicato a farlo da soli.

Per ulteriori chiarimenti potete inviarci una Mail a help@softcombn.com.

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